"Love never dies" ossia "l'amore non muore mai".
Questo è il filo conduttore, la chiave di lettura più penetrante e il sottotitolo ideale di uno dei miei film preferiti... forse il mio preferito in assoluto. Un film che ho visto un numero spropositato di volte, che però riesce sempre a farmi vivere ogni sorta di emozione. Mi fa piangere e mi fa ridere, mi spaventa e mi eccita allo stesso tempo, ogni volta come se fosse la prima... "Bram Stoker's Dracula" di Francis Ford Coppola.
Adesso che sto scrivendo, se giro la testa verso destra, attaccato al muro c'è questo poster....
La figura del vampiro più famoso della letteratura mi ha sempre affascinato sin da piccolo, e ancor di più la sua versione cinematografica partorita da un Dio del cinema come Francis Ford Coppola.
Il personaggio di Dracula infatti è rappresentato dal regista come un "angelo caduto", un moderno Lucifero precipitato dal Paradiso all'Inferno, che fa della malvagità la sua religione, ma senza mai smettere di rimpiangere il Bene a lui ormai precluso.
Dracula è strapotente, ed è inerme. Può entrare in qualsiasi cosa e uscire da qualsiasi cosa. Può rimpicciolire e farsi sottilissimo. Può diventare pipistrello o lupo. Può nascondersi nella nebbia che egli stesso crea, o farsi trasportare dai raggi della luna, come polvere che si infittisce. Può fare tutto questo e altro ancora, ma non è libero: è più prigioniero dello schiavo o del pazzo nella sua cella.
Vive tra l’essere e il non essere, sulla linea che separa il sì dal no, e che li unisce. Padrone e servo, appunto, odiatore e amante, decrepito ed eterno, subumano e sovrumano. Ha la forza e la debolezza del desiderio. Come il desiderio, non può essere combattuto: quello che vuole, infatti, lo compera pagandolo con l’anima. Il sacro e il sacrilego in lui si combattono e si confondono: le loro radici scendono nello stesso luogo. Non a caso in un prologo tanto bello da essere insostenibile, paradossalmente “inguardabile”, realizzato tutto dal figlio Roman, Coppola racconta l’ira bestemmiatrice del conte. Lì, in quella sfida al Bene sommo, il Male sommo fonda sé stesso.
Però a suo modo il vampiro ama ancora, si innamora infatti di Mina, che lui crede essere la reincanrnazione della moglie Elisabeta. Mina, del resto, è molto sensibile alla corte del nobile Vlad e, nonostante il suo legame con il giovane Harker, vorrebbe che il principe la tenesse con sé. "Non mi sono mai sentita così viva", dice Mina, mettendo in evidenza la forza seduttiva del principe delle tenebre.
L'amore si mescola alla morte: lui è un vampiro, lei accetta di bere il suo sangue suggellando così la loro unione (il battesimo del vampiro), ma non può esserci futuro per i due amanti. Mina potrà infatti dimostrare tutto il suo amore a Vlad soltanto dandogli la morte e restituendogli la pace.
Il mondo di Dracula di Coppola non è un mondo orrorifico ma da fiabesco romanzo d'amore. Gli elementi fantastici che lo compongono non mirano alla paura ma alla meraviglia che sempre s'accompagna alla scoperta di un sentimento, soprattutto in chi ne sembrava escluso.
C'è quasi tutto il cinema, proprio quasi tutto. C'è una citazione iniziale, Dracula che difende la Transilvania dall’invasione dei barbari, che sembra estratta dal "Conan" di John Milius. C’è un’atmosfera notturna e umida, stile "Blade Runner" di Ridley Scott. C’è la steadycam usata con la stessa inquietante verità con la quale Stanley Kubrick ci portava a spasso, con il cuore appeso, lungo i corridoi dell’Overlook Hotel di "Shining". Poi ci sono i film di Coppola e i tanti, precedenti, "Dracula", a partire da quello di Tod Browning con Bela Lugosi del 1931.
Un grande film sul cinema, un metafilm, un atto d'amore dichiarato. Al punto che Coppola riesce persino a far andare Dracula in una sala cinematografica, quella in cui si proietta un film dei fratelli Lumière, gli inventori del cinema.
Per il resto il film è la storia del romanzo, forse con meno fedeltà, ma con in più una forte carica di erotismo, che attraversa tutto il racconto.
Dracula è trasformato in una macchina d’amore e intorno a lui c’è un inferno (o un paradiso) di donne assetate d’amore. E, si sa, Eros e Thanatos distano poco. Lo spazio di un canino.






Insisto che dobbiamo organizzarci per vederlo insieme! e chi sa che non si decida di realizzare il trucco del treno e il diario!
RispondiEliminaSplendida recensione, complimenti vivissimi. Ho visto questo film un numero esagerato di volte e lo trovo sempre incredibile e a tratti commovente e struggente. Bella recensione
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