mercoledì 19 maggio 2010

Effetto Notte, Effetto Cinema



Effetto Notte (La nuit americaine) di François Truffaut è il film perfetto per iniziare il mio viaggio nel cinema. 

Effetto notte è un film nel film. E’ quello che di solito si chiama metacinema, è la lavorazione di una pellicola passo dopo passo, come non avevo mai visto prima, come non mi sarei mai aspettato.
Veniamo condotti nel mondo cinematografico in maniera semplice e naturale e apprendiamo alcuni segreti del dietro le quinte, che magari quando vediamo un film non immaginiamo minimamente. Come viene creata la pioggia che passa davanti ad una finestra, o come si gira una scena nella quale i protagonisti si parlano da una finestra ad un’altra, come si reclutano le comparse, come si gira una scena vera e propria, il rapporto che si crea (non sempre) tra il regista e gli attori, tra attori e attori, tra tecnici, segretari, elettricisti, produttori, giornalisti, ecc…Insomma, Effetto notte è il Cinema, quello vero, concreto in ogni singolo aspetto e particolare.




Il film che la troupe deve realizzare si chiama "Je vous present Pamela". Un film che narra di due giovani che si innamorano e che si sposano. Subito dopo vanno a conoscere i genitori di lui e la giovane sposa perde la testa per suo suocero, il quale ricambia il suo amore e decide di scappare con Pamela, lasciando la povera moglie/suocera in lacrime e il marito/figlio arrabbiato più che mai, tant’è che alla fine decide di porre fine alla vita di suo padre uccidendolo con un colpo di pistola all’uscita della metropolitana di Parigi.


Tanti sono i protagonisti, le comparse, i figuranti che passano davanti e “dietro” lo schermo.
Il protagonista assoluto è il signor Ferrand (Truffaut stesso), il regista del film, che la notte ha degli incubi sulla mal riuscita del suo film o su un attore che dimentica la parte piuttosto che un altro che ha problemi amorosi con l’addetta al ciak. 
Ferrand è sempre disponibile verso tutti, mai severo o imponente, riesce a farsi capire dai suoi collaboratori e riesce ad ottenere sempre un buon risultato magari ricorrendo a vie traverse se non può usufruire dell’idea iniziale che magari è andata a monte per un motivo o per l’altro.





Alphonse (Jean-Pierre Léaud), nel ruolo del marito tradito, un pò svampito, innamorato di Liliane, la segretaria di edizione. Alphonse è un giovane attore che fa i capricci come un ragazzino e che rischia di mandare a monte la riuscita del film un paio di volte, ma si fa perdonare per la sua freschezza e istintività nonché per la sua ingenuità che lo rende a tratti simpatico. A causa della sua sfortuna con le donne, si aggira nel set e fuori chiedendo a chiunque gli capiti sottomano se le donne sono delle “maghe”.
Nel ruolo di Pamela possiamo ammirare la bellissima e carismatica (Jacqueline Bisset), il cui vero nome nel film è Julie Baker. Julie è una donna inglese con problemi psicologici alle spalle, che sembra però essersi ripresa alla grande e aver ricominciato a lavorare in maniera professionale.
Nel ruolo della moglie/madre tradita, il signor Ferrand si è “servito” dell’attempata ed esplosiva Séverine (Valentina Cortese) che però ha problemi di alcool e di memoria soprattutto. A lei è affidata la parte esilarante e divertente di questo film, quando sbaglia tre - quattro volte la porta da aprire, o la battuta da recitare. I suoi sprazzi di allegria mista a tristezza sono così fuori dagli schemi che strappano numerosi sorrisi.
Infine, abbiamo Alexandre il marito adultero che si innamora della giovane e bellissima nuora, l’attore noto come sciupafemmine (Jean-Pierre Aumont), che aveva avuto in gioventù una storia con Séverine e che ora invece, divenuto “vecchio”, ha deciso che è il momento di mettere la testa a posto e di adottare un figlio.

Il bello di questo film è la coralità estrema che ci viene mostrata, perché i protagonisti non sono solo il regista e gli attori succitati, ma anche i costumisti, i truccatori, i produttori, i segretari, i tecnici, i factotum, tutti insomma. E tutti messi sullo stesso piano senza atteggiamenti snobistici di superiorità da parte di attori protagonisti e non, anzi, con sentimenti amichevoli per tutti e verso tutti. Si respira un’aria fresca di un'allegra combriccola complice e unita in ogni singola avversità o difficoltà.

La storia di Effetto notte è semplice e lineare, è in pratica la lavorazione dalla A alla Z di un film e non può non essere per un appassionato ed un amante  di cinema che una pellicola da ricordare e da custodire gelosamente per la sua unicità e rarità.
Truffaut non prende in giro nessuno, ci racconta sinceramente quello che avviene, o che può avvenire, durante una ripresa, tra gli attori di un film, al regista stesso e via dicendo e lo fa con una semplicità e una chiarezza tali da risultare quasi un documentario più che un vero e proprio film.
Effetto notte (La nuit amèrìcaine) è un film ricco di citazioni e autocitazioni e ci mostra, soprattutto il modo di girare i film proprio del grande Truffaut, qui alla sua tredicesima pellicola, il suo bagaglio culturale (in una scena riceve dei libri per posta: sono manuali di regia, da Buñuel, a Godard, da Renoir a Bergman, da Dreyer a Lubitsch; ma numerosi sono gli attori, i registi, i film a cui si fa rimando e richiamo in ogni singola battuta o scena del film), il suo smisurato amore per il cinema che trasuda e trabocca in ogni singola ripresa, inquadratura, scena.


2 commenti:

  1. Complimenti per l'analisi, molto dettagliata e profonda, da vero cinemaniaco. ho l'impressione che inizierò a vedere molti dei film che analizzerai!!

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  2. lo scopo è quello... grazie mille :D

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