venerdì 21 maggio 2010

Video SAVED the radio star



"Una delle cose che faccio quando sto per iniziare un film, quando sto scrivendo ed ho un'idea per la pellicola, è di scorrere la mia collezione di dischi e cominciare a suonare delle canzoni, cercando di trovare la personalità, lo spirito del film. Poi boom! Avere Misirlou in Pulp Fiction sui titoli d'apertura è talmente intenso che equivale a dire "stai guardando un classico, un gran film, mettiti comodo". Se usi la canzone giusta nella scena giusta, se lo fai bene, se scegli delle canzoni e le metti nel film proprio nella giusta sequenza, non c'è cosa più cinematografica che tu possa fare al mondo. Se non avessi i miei dischi, non farei il regista..."  
                           
Quentin Tarantino




Basterà questa riflessione di Tarantino per capire che rapporto c'è fra la musica e il grande schermo? Come convivono cinema e canzoni?
Alcune fra le più grandi scene del cinema non sarebbero state tali senza "quella canzonetta" che arrivando al momento giusto riesce a penetrare l'immaginario e assestarsi nella memoria collettiva.

Che ne sarebbe della partita di pallone in "Marrakech Express" di Gabriele Salvatores senza "La leva calcistica della classe '68" di Francesco De Gregori,



dell'ascesa al successo dello stallone italiano Rocky Balboa in "Rocky III" di Sylvester Stallone senza la mitologica e stracitata "Eye of the tiger" dei Survivor, 




oppure che effetto avrebbe il grande monologo iniziale di Renton (Ewan McGregor) in "Trainspotting" di Danny Boyle, senza l'adrenalinica "Lust for life" di Iggy Pop?






Moretti, Sorrentino, Garrone, Salvatores, Avati, Ozpetek (solo per rimanere in Italia) quali fra questi grandi autori del nostro cinema hanno saputo resistere alla formidabile tentazione di utilizzare la canzone d'autore? Nessuno. Anzi alcuni come Daniele Lucchetti e Paolo Virzì hanno preso in prestito titoli di canzoni per battezzare alcuni loro film, "Mio fratello è figlio unico" e "La prima cosa bella".
Se poi si esce dai confini nazionali, non si ha che l'imbarazzo della scelta, frugando nelle sequenze di Allen, Wilder, Kubrick, Lynch, Altman e tanti altri.
Senza parlare poi dei grandi film musicali come "The Blues Brothers" di John Landis, "Moulin Rouge" di Baz Luhrmann, "Hair" di Milos Forman e "The Rocky Horror Picture Show" di Jim Sharman, solo per citare i miei preferiti.

Nel cinema, il più delle volte la musica è empatica, e quindi riesce ad esprimere direttamente la propria partecipazione all'emozione della scena.

Per ritornare al punto di partenza invertendo il percorso, posso ricordare infine quei formidabili primi cinque minuti de "Le Iene" di Quentin Tarantino. Una manciata di criminali seduti attorno a un tavolo a disquisire sul senso autentico di "Like a virgin" di Madonna. Fra paradossali metafore sessuali, misteriose ragazze orientali e idiosincrasie verso la mancia, arrivano a riconoscersi come simili ricordando le loro giovinezze e le serate trascorse di fronte alla radio in attesa di una canzone che ti cambiasse la vita.

mercoledì 19 maggio 2010

Effetto Notte, Effetto Cinema



Effetto Notte (La nuit americaine) di François Truffaut è il film perfetto per iniziare il mio viaggio nel cinema. 

Effetto notte è un film nel film. E’ quello che di solito si chiama metacinema, è la lavorazione di una pellicola passo dopo passo, come non avevo mai visto prima, come non mi sarei mai aspettato.
Veniamo condotti nel mondo cinematografico in maniera semplice e naturale e apprendiamo alcuni segreti del dietro le quinte, che magari quando vediamo un film non immaginiamo minimamente. Come viene creata la pioggia che passa davanti ad una finestra, o come si gira una scena nella quale i protagonisti si parlano da una finestra ad un’altra, come si reclutano le comparse, come si gira una scena vera e propria, il rapporto che si crea (non sempre) tra il regista e gli attori, tra attori e attori, tra tecnici, segretari, elettricisti, produttori, giornalisti, ecc…Insomma, Effetto notte è il Cinema, quello vero, concreto in ogni singolo aspetto e particolare.




Il film che la troupe deve realizzare si chiama "Je vous present Pamela". Un film che narra di due giovani che si innamorano e che si sposano. Subito dopo vanno a conoscere i genitori di lui e la giovane sposa perde la testa per suo suocero, il quale ricambia il suo amore e decide di scappare con Pamela, lasciando la povera moglie/suocera in lacrime e il marito/figlio arrabbiato più che mai, tant’è che alla fine decide di porre fine alla vita di suo padre uccidendolo con un colpo di pistola all’uscita della metropolitana di Parigi.


Tanti sono i protagonisti, le comparse, i figuranti che passano davanti e “dietro” lo schermo.
Il protagonista assoluto è il signor Ferrand (Truffaut stesso), il regista del film, che la notte ha degli incubi sulla mal riuscita del suo film o su un attore che dimentica la parte piuttosto che un altro che ha problemi amorosi con l’addetta al ciak. 
Ferrand è sempre disponibile verso tutti, mai severo o imponente, riesce a farsi capire dai suoi collaboratori e riesce ad ottenere sempre un buon risultato magari ricorrendo a vie traverse se non può usufruire dell’idea iniziale che magari è andata a monte per un motivo o per l’altro.





Alphonse (Jean-Pierre Léaud), nel ruolo del marito tradito, un pò svampito, innamorato di Liliane, la segretaria di edizione. Alphonse è un giovane attore che fa i capricci come un ragazzino e che rischia di mandare a monte la riuscita del film un paio di volte, ma si fa perdonare per la sua freschezza e istintività nonché per la sua ingenuità che lo rende a tratti simpatico. A causa della sua sfortuna con le donne, si aggira nel set e fuori chiedendo a chiunque gli capiti sottomano se le donne sono delle “maghe”.
Nel ruolo di Pamela possiamo ammirare la bellissima e carismatica (Jacqueline Bisset), il cui vero nome nel film è Julie Baker. Julie è una donna inglese con problemi psicologici alle spalle, che sembra però essersi ripresa alla grande e aver ricominciato a lavorare in maniera professionale.
Nel ruolo della moglie/madre tradita, il signor Ferrand si è “servito” dell’attempata ed esplosiva Séverine (Valentina Cortese) che però ha problemi di alcool e di memoria soprattutto. A lei è affidata la parte esilarante e divertente di questo film, quando sbaglia tre - quattro volte la porta da aprire, o la battuta da recitare. I suoi sprazzi di allegria mista a tristezza sono così fuori dagli schemi che strappano numerosi sorrisi.
Infine, abbiamo Alexandre il marito adultero che si innamora della giovane e bellissima nuora, l’attore noto come sciupafemmine (Jean-Pierre Aumont), che aveva avuto in gioventù una storia con Séverine e che ora invece, divenuto “vecchio”, ha deciso che è il momento di mettere la testa a posto e di adottare un figlio.

Il bello di questo film è la coralità estrema che ci viene mostrata, perché i protagonisti non sono solo il regista e gli attori succitati, ma anche i costumisti, i truccatori, i produttori, i segretari, i tecnici, i factotum, tutti insomma. E tutti messi sullo stesso piano senza atteggiamenti snobistici di superiorità da parte di attori protagonisti e non, anzi, con sentimenti amichevoli per tutti e verso tutti. Si respira un’aria fresca di un'allegra combriccola complice e unita in ogni singola avversità o difficoltà.

La storia di Effetto notte è semplice e lineare, è in pratica la lavorazione dalla A alla Z di un film e non può non essere per un appassionato ed un amante  di cinema che una pellicola da ricordare e da custodire gelosamente per la sua unicità e rarità.
Truffaut non prende in giro nessuno, ci racconta sinceramente quello che avviene, o che può avvenire, durante una ripresa, tra gli attori di un film, al regista stesso e via dicendo e lo fa con una semplicità e una chiarezza tali da risultare quasi un documentario più che un vero e proprio film.
Effetto notte (La nuit amèrìcaine) è un film ricco di citazioni e autocitazioni e ci mostra, soprattutto il modo di girare i film proprio del grande Truffaut, qui alla sua tredicesima pellicola, il suo bagaglio culturale (in una scena riceve dei libri per posta: sono manuali di regia, da Buñuel, a Godard, da Renoir a Bergman, da Dreyer a Lubitsch; ma numerosi sono gli attori, i registi, i film a cui si fa rimando e richiamo in ogni singola battuta o scena del film), il suo smisurato amore per il cinema che trasuda e trabocca in ogni singola ripresa, inquadratura, scena.


lunedì 17 maggio 2010

Ciak... si scrive!!!

Luci... tastiera... dita...

Ciak... si scrive!

Benvenuti 'o voi internauti dal clic veloce,
cercatori di risposte e cercatori di domande.
Benvenuti nello spazio del dubbio atroce
dove le certezze son poche e le indecisioni son tante.

Benvenuti nel virtual virtuosismo di codesto loco,
in cui l'incubo prende forma e cammina col fuoco.
Benvenuti nella mente che cancella e scrive,
e che della settima arte soltanto vive.


Un breve sonetto improvvisato e ispirato al cinema  per inaugurare questo nuovo spazio di idee, questa nuova avventura nella rete delle reti per diffondere un pò di CINEMANIA pura, senza se e senza ma.


...... verso l'infinito ed oltre!